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Il primo dato da tenere in considerazione è che, al momento, i numeri su Udine parlano di circa 220 richiedenti asilo accolti nella Cavarzerani, più di 300 persone gestite con il sistema di accoglienza diffusa tramite i progetti Aura e Sprar e un centinaio di minori non accompagnati. Il ché significa il doppio del contingente previsto per la nostra città.
A questo punto si pone dunque la questione rispetto a che modello di accoglienza vogliamo seguire a Udine: utilizzare ancora la caserma o no?
Partendo dal fatto che abbiamo uno spazio attrezzato per le emergenze, quello della Cavarzerani, dobbiamo renderci conto che non stiamo più parlando di una situazione emergenziale e la città sta già dando un grande contributo.
Ritengo che concentrare le presenze in caserma non sia né corretto dal punto di vista delle indicazioni ministeriali, né sicuramente il modello giusto per attuare un’efficace integrazione. Ma, soprattutto, non è certamente il sistema migliore dal punto di vista della percezione della sicurezza dei cittadini.
Considerato che il sistema dell’accoglienza è un tema che va condiviso con i cittadini affinché sia scelto il miglior modello per Udine, sarebbe corretto che le decisioni del Prefetto fossero condivise con il futuro sindaco, in modo che chi rappresenta la città nel suo complesso possa offrire il suo punto di vista sulla questione.
Per quello che mi riguarda, il modo migliore per accogliere i richiedenti asilo è quello di offrirgli la professionalità e l’attenzione delle associazioni che fanno parte dei sistemi Aura e Sprar, tenendo fermo il fatto che il numero di presenze su Udine sia rispettato e portato alla metà dell’attuale. Sarebbe dunque opportuno che il Prefetto spiegasse se ha intenzione di condividere questo percorso con i cittadini o meno.
Io ho già espresso la mia opinione più volte: i richiedenti asilo devono sempre di più essere gestiti tramite il sistema di accoglienza diffuso, che consentirà lo svuotamento della caserma Friuli destinata a diventare un centro del volontariato e, progressivamente, anche quello della Cavarzerani.
Quest’ultima eventualmente può essere utilizzata solo per altre emergenze umanitarie che, ovviamente, ci auspichiamo non si verifichino più o per altri scopi, visto che giacciono progetti ministeriali che prevedono questa eventualità.