Vincenzo Martines

Consigliere regionale in Friuli Venezia Giulia del PD. Presidente della V commissione: enti locali, cultura, sport.

«L'onestà è la miglior politica.» - Miguel de Cervantes

Vincenzo Martines - Consigliere regionale in Friuli Venezia Giulia del PD. Presidente della V commissione: enti locali, cultura, sport.

Terremoto e ricostruzione, modello sociale e civile. Municipi e territori, una sfida da riprendere.

siete invitati all’incontro, organizzato dal Circolo culturale Cronache Sociali, che si terrà lunedì 6 giugno 2016 alle ore 18,00 nella Sala Valduga della C.C.I.A.A. Udine – piazza Venerio, 8/9:

TERREMOTO E RICOSTRUZIONE IN FRIULI, MODELLO SOCIALE E CIVILE.

MUNICIPI E TERRITORI, UNA SFIDA DA RIPRENDERE.

con

Vincenzo Martines, consigliere regionale PD

Gino Dorigo, sindacalista CGIL

Maria Amelia D’Aronco, docente universitario

Edi Snaidero, industriale

saluto del Sindaco di Udine Furio Honsell

modera Enrico Leoncini, segretario cittadino PD

 

6 giugno banner fb rev4

Proposta di legge sul registro regionale delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario

Proposta di Legge
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PUSTETTO, BAGATIN, BIANCHI, COLAUTTI, CREMASCHI, DA GIAU, DAL ZOVO, FRATTOLIN, GRATTON, GREGORIS, LAURI, LIVA, MARTINES, ROTELLI, SERGO, TRAVANUT, USSAI, ZIBERNA

Art. 1
( Finalità)

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia riconosce e tutela la vita umana quale diritto inviolabile che viene garantito anche nella fase finale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge.
La Regione garantisce, altresì, il diritto all’autodeterminazione della persona e la sua partecipazione all’identificazione delle cure mediche per sé più appropriate in relazione a tutte le fasi della vita, ivi compresa quella terminale.
La Regione, in attuazione a quanto previsto dagli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, dall’articolo 9 della Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997, dalla legge 28 marzo 2001, n. 145 di ratifica della medesima convenzione, dall’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché dagli articoli 16, 35 e 38 del Codice di Deontologia medica, istituisce un registro regionale delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (le DAT) con accesso ai dati tramite Carta Regionale dei Servizi.

Art. 2
(Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario)

Il cittadino che risiede o ha eletto il proprio domicilio in Friuli Venezia Giulia può richiedere l’annotazione della propria dichiarazione anticipata di trattamento sanitario all’interno del registro regionale di cui all’articolo 1.
La Regione garantisce la possibilità ai cittadini di cui al comma 1 del presente articolo di registrare sulla propria Carta Regionale dei Servizi la dichiarazione anticipata di trattamento sanitario.
Per le finalità dei commi 1 e 2 il cittadino, acquisita una compiuta informazione, presenta all’Azienda sanitaria un atto contenente la dichiarazione anticipata di trattamento sanitario, avente data certa con firma autografa e autenticata.
L’Azienda per i servizi sanitari inserisce le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario nella banca dati prevista all’articolo 1 e le registra sulla Carta Regionale dei Servizi.
La dichiarazione prevista dal comma 2 ha ad oggetto la volontà del singolo di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari in caso di malattia o lesione cerebrale che cagioni una perdita di coscienza e volontà definibile come permanente ed irreversibile secondo i protocolli scientifici riconosciuti a livello internazionale.
Il soggetto dichiarante può rilasciare l’autorizzazione a comunicare a chiunque ne faccia richiesta o a determinati soggetti l’esistenza della dichiarazione anticipata di trattamento sanitario e il suo contenuto.

Art.3
(Fiduciari)

Nella dichiarazione anticipata di trattamento sanitario il soggetto interessato può nominare uno o più fiduciari con il compito di controllare il rispetto della volontà dal medesimo espressa nella dichiarazione e di contribuire a realizzarne la volontà.
Il fiduciario è persona maggiorenne e capace di intendere e di volere.
Il fiduciario appone la propria firma autografa al testo contenente la dichiarazione.

Art. 4
(Validità, revoca e modifica delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario)

Le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario producono effetto dal momento in cui interviene lo stato di incapacità decisionale del predisponente e perdono validità solo su richiesta del dichiarante; non necessitano di alcuna riconferma.
Le dichiarazioni di cui al comma 1 possono essere revocate o modificate dal dichiarante in qualunque momento.
Il cambio di residenza in un’altra provincia o regione da parte del soggetto dichiarante non comporta la cancellazione dalla banca dati contenente le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario

Art. 5
(Esenzione da oneri finanziari)

L’istanza di registrazione della dichiarazione anticipata di trattamento sanitario, l’autenticazione della firma del dichiarante e della data apposta in calce alla relativa dichiarazione e ogni altro adempimento inerente la procedura di registrazione sono esenti da oneri finanziari per il dichiarante.

Art. 6
(Banca dati)

L’Azienda per i servizi sanitari cura la tenuta della banca dati contente le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario.
L’accesso alla banca dati è protetto e limitato ai medici dell’Azienda per i servizi sanitari nel rispetto delle disposizioni impartite dal Garante per la protezione dei dati personali, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 7 della presente legge.
Presso gli sportelli di tutte le Aziende per i servizi sanitari della Regione viene attivato il servizio di registrazione sulla Carta regionale dei Servizi delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario.

Art. 7
(Regolamento d attuazione)

La Regione definisce con regolamento, nel rispetto delle vigenti disposizioni a tutela della riservatezza dei dati sanitari e dei provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali, le modalità di conservazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario presso l’Azienda per i servizi sanitari, le relative modalità di trasmissione alla banca dati, nonché di accesso e consultazione dei dati in essa contenuta
Il regolamento di cui al comma 1 è adottato dalla Giunta regionale previo parere della competente commissione permanente del Consiglio regionale.

Art. 8
(Entrata in vigore)

Left – cose di sinistra


Sabato 21 giugno al Teatro San Giorgio a Udine dalle 14 e 30 ragioniamo sulle cose di sinistra. Un modo aperto per discutere da un preciso punto di vista. Tanti interventi insieme alla rivista LEFT.

Left

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elezioni europee

Carissimi tutti, mi fa piacere condividere con voi le scelte che farò domenica in occasione delle elezioni europee. Sapete che si vota la lista e si possono esprimere tre preferenze. Tre, due di un genere e una dell’altro. Quindi non potrete votare tre uomini o tre donne. In questo caso infatti la terza preferenza verrebbe annullata. Lo dico perché è una novità anche se lo saprete benissimo.
Innanzi tutto c’è da votare il PD. Possiamo e dobbiamo arrivare primi. Il PD sta facendo lo sforzo di far comprendere agli italiani che si può cambiare strada avendo fiducia nella politica e nelle istituzioni, il contrario di ciò che dice e fa Grillo. Al di là delle singole scelte del governo che possiamo apprezzare o criticare, abbiamo bisogno che l’Europa sia governata dalla sinistra progressista e abbiamo bisogno che ci siano tanti italiani del PD nella delegazione italiana.
Nel collegio del Nord Est, il nostro, io voterò PD, ovviamente ed esprimerò tre preferenze.
La prima sarà per Isabella De Monte, la persona che il PD del FVG ha espresso come propria rappresentante. Deputata, sindaco di Pontebba fino al 25 prossimo, persona che potrà aiutarci ad avere contatti stretti con l’Europa che finanzia parecchi progetti che avranno ricadute concrete nella nostra regione.
La seconda preferenza che esprimerò sarà per Elly Schlein. 29 anni di Bologna, componente come me della Direzione Nazionale del PD. Con lei abbiamo dibattuto molto su cos’è la sinistra e mi ha dimostrato di esserne una esponente che sa esprimerne la natura contemporanea. È nata in Svizzera di padre americano e mamma italiana. In questo molto europea perché il nonno emigrò dall’Ucraina per cercar fortuna in America. Elly a Chicago ha fatto la volontaria per la campagna di Obama: un’esperienza importante per chi si interroga su cosa vuol dire partecipazione.
La terza preferenza infine sarà ovviamente per un uomo. Si tratta di Andrea Pradi, importante esponente del PD trentino che insieme a Isabella De Monte rappresenteranno la cultura autonomista delle regioni a statuto speciale che possono dire molte cose in termini di buone pratiche amministrative per migliorare le rigide regole europee che ci hanno governato negli ultimi anni.
Ecco, domenica prossima il mio invito è a votare PD ed esprimere le tre preferenze.

Il ritorno del Caimano.

Berlusconi è ufficialmente in campo dopo esser stato sdoganato per l’ennesima volta dalla sinistra. Superata la paura di starsene ai “domiciliari”, definita con certezza la propria “agibilità” politica, fissata l’agenda degli appuntamenti da campagna elettorale, il Caimano è pronto per l’ennesimo show. Con i suoi ammiccamenti, le sue battute, le tremende gaffe che ne hanno fatto (ahinoi) un campione di consenso per vent’anni. Attendeva il suo momento. Quando venne sdoganato da Renzi nel famoso colloquio al Nazareno, il potente rettile teneva gli occhioni a pelo d’acqua, guardava lontano, si accontentava di salire le scale della sede del PD, al fianco dell’intraprendente ragazzone, in attesa che cambiasse il vento. Intanto si faceva rimette al centro del dibattito, dopo che si era inabissato nelle proprie sconfitte e perduto nelle ombre delle sue colpe.
Il suo ritorno non è certo un ritorno senza conseguenza. Ne segnalo qualcuna a rigor di cronaca.
Primo. A Nonno Giorgio tocca tornare a tenere in ordine l’orto della democrazia italiana. Le uscite del suddetto mettono in crisi la sicumera di Renzi sul tema riforme. I pretoriani del premier muovono per rappresaglia lo spettro delle elezioni anticipate, il premier pare non lasciarsi impressionare, ma Giorgio lo chiama e gli dice: niente elezioni anticipate a costo di rallentare il percorso della riforma del senato. Prendetevi un po’ di calma, stiamo sereni, parlo con Giorgio, sono le reazioni di Renzi al colpo di coda del Caimano.
Secondo. Se sarà necessario rivedere il percorso della riforma al Senato, cioè tenere conto del dibattito sviluppatosi all’interno dello stesso, tra Chiti, Civatiani, Grillini, ecc. allora ci vorrà un impegno da parte del governo non basato solo sulla velocità, ma sul ragionamento istituzionale. Lo può fare solo Renzi. Come dire, qualora si dovesse passare dall’efficientismo operativo, alla politica istituzionale (vera) la ministra Boschi si dimostrerà inadeguata. Emblema delle scelte di questo governo. I/le ministri/e del cerchio magico renziano o lo aiutano a ragionare un po’ (basta poco) diversamente oppure sono inutili, loro ministri e ministre e accoliti, inneggianti al principio imbattibile della velocità. Non cito per vergogna le battute inadeguate della ministra Boschi che sarà una brava amministratrice, ma di riforme istituzionali non si intende, né pare porsi domande a riguardo.
Terzo. Domanda che rimanda a un possibile dibattito futuro e interno al PD. Se le riforme di Senato ed elettorale non andassero in porto così come disegnate al primo colpo, il partito verrà sentito? O il PD verrà guidato dal confronto Napolitano – Renzi, con l’avvallo dei pretoriani renziani (tutti del PD, per carità)? Se il dibattito nel PD dovesse essere cancellato dalle tattiche del premier segretario, senza un minimo (sempre poco pretendo come vedete) di confronto, con le minoranze interne, di qui a poco rischiamo di infragilire troppo il partitone che diventerà sempre più di opinione, sempre meno di sinistra, ma senza la possibilità, per questo, di diventare un soggetto da 40% come spera Renzi e come spero pure io. I sondaggi in questo senso sono molto minacciosi ….

Minoranza della minoranza.

L’area Cuperlo si è ufficialmente dichiarata antagonista di Renzi nel PD. Chi come D’Alema dichiara di aspirare a diventare maggioranza, sa di lanciare in modo esplicito la corsa a sostituire Renzi. La novità rispetto al passato è che la “vecchia guardia” lo dice esplicitamente, senza usare sotterfugi o strategie occulte. A viso aperto come dovrebbe essere e come la politica della nuova generazione ci sta insegnando. Io sono esponente della minoranza della minoranza, quella che si è sempre espressa esplicitamente a criticare Renzi quando il caso, ma senza nascondersi in strategie occulte per altro fallimentari. Mentre Civati e gli altri (tra i quali io) eravamo per tenere Letta li dove era, e far vincere Renzi alle elezioni, Fassina, Cuperlo e gli altri facevano finta di dirsi d’accordo con l’ipotesi “staffetta”, credendo di incastrare Renzi, il quale invece non vedeva l’ora di farsi aprire la strada. Hanno sottovalutato la forza di Renzi e non hanno avuto il coraggio di fare quello che avrebbero dovuto fare il giorno della congiura contro Letta, cioè votare contro quell’ipotesi. Se avessero votato contro come abbiamo fatto noi, Renzi avrebbe fatto comunque il Premier, ma probabilmente costretto a trattare di più sulle cose che fa da Premier e utilmente da segretario.
Non votando contro, forse pensavano che avrebbero avuto più credito nei ruoli di partito? figuriamoci non con il “rullo compressore”? Ora sembra che l’area Cuperlo (?) ceda sulla riforma del Senato, per attaccare sull’italicm. Un’altra strategia che non porterà a niente e soprattutto mortificherà ancora l’idea che si può costruire una sinistra del PD realmente alternativa agli aspetti più discutibili e critici del modo di muoversi di Renzi. Civati rappresenta la sinistra più moderna dentro il PD, di questo son convinto e ci daremo da fare a breve per dimostrarlo. Non in campagna elettorale però, ora si lavora per le Europee, per tutto il PD. Le iniziative le faremo dopo e non cero mentre il segretario nazionale apre la campagna per le Europee in nome di tutti noi.

Un provvedimento contro i privilegi.

Abbiamo approvato il Provvedimento che riduce i costi della politica: le indennità dei consiglieri regionali, i finanziamenti ai gruppi consiliari, che abolisce parecchi benefts che nel tempo erano stati assicurati ai consiglieri, come il telepass e il parcheggio.
Abbiamo inoltre abolito i vitalizi. Erano divenuti recentemente facoltativi, ma continuavano a pesare sul bilancio “storico” della regione e avrebbero continuato a farlo sia finanziariamente, sia, per come la penso io, come forma di privilegio.
Trovate allegata una tabella che riporta quanto prendono i consiglieri nei vari ruoli e i componenti della giunta. Non c’è un confronto con le indennità precedenti, ma i risparmi saranno consistenti e le cifre assolute le vedremo nel prossimo bilancio. In termini percentuali oltre all’azzeramento dei vitalizi come detto, sono tagliate del 40% la paga base, del 30% le indennità di funzione, del 50% il trattamento di fine mandato. Il provvedimento riguarda 49 individui per cui potete comprendere la portata dell’intervento.
Era uno degli impegni presi in campagna elettorale, abbiamo agito in tempi brevissimi, si tratta della prima riforma in aula a poche settimane dall’insediamento. Un provvedimento largamente condiviso con il voto contrario del M5S che ha avuto un atteggiamento preconcetto e anche contradditorio soprattutto avendo sostenuto in aula il mantenimento dei vitalizi.
Abbiamo agito eliminando tutte le voci che oramai erano identificate come meri privilegi, che nel tempo si erano accumulati e che apparivano all’opinione pubblica e a noi che in questo momento facciamo politica, ingiustificati, perfino offensivi.
I principi sono stati due. Intanto definire la paga base avendo a riferimento quella del sindaco. Anche perché convinti che quella paga abbia un valore che tutti i cittadini riconoscono: il lavoro politico svolto da chi si confronta direttamente con i cittadini. Cosi come faremo noi. Un impegno sul quale vorrò essere giudicato. Aver fissato la paga base con questo principio, inoltre dando al consigliere la paga base di 6300 euro lordi, ha abbassato il limite previsto nelle altre regioni italiane che hanno seguito i limiti massimi previsti dalla legge e che è di 7000 euro lordi. Abbiamo così ridotto del 10% quel limite. Attestandoci così tra le regioni più virtuose.
In secondo luogo è stato previsto un rimborso forfettario per le spese dei consiglieri e della giunta che varierà tra i 3500 euro per chi vive nelle province di Udine e Pordenone e i 2500 di chi vive in quelle di Trieste e Gorizia. Un forfait che dovrà coprire qualsiasi spesa. In passato i consiglieri potevano usufruire di un forfait più alto e di un altro “aiuto” che proveniva dai soldi messi a disposizione del gruppo che ora hanno ricevuto un taglio del 90% e quindi non si possono più utilizzare. Si passa in sostanza dai 7500 di prima alle cifre che ho sopra riassunto e distinte a seconda della distanza dalla sede del Consiglio.
Avevamo fatto una valutazione sulla possibilità di rimborsare a piè di lista le spese sostenute dai consiglieri, ma siamo incappati in due questioni di difficile soluzione. La prima legata al fatto che riuscire a giustificare con documenti certi tutte le attività che vengono svolte sul territorio, legate alla rappresentanza politica degli eletti è davvero complicato, tanto che il decreto Monti stesso ha preferito definire un tot e lì ognuno deve farci stare dentro tutto. In secondo luogo si sarebbe dovuto mettere in piedi un ufficio di controllo sulle pezze giustificative talmente complesso da risultare troppo costoso.
Certo in valore assoluto il consigliere e gli assessori avranno a disposizione un paga importante molto ridotta rispetto al passato, senza benefits particolari. Giustificata dal tipo di lavoro straordinario che svolgeremo. Straordinario perché sostenuto dagli elettori e perché a tempo. In questo periodo siamo chiamati a fare bene e intensamente questo lavoro. I giudici saranno attentissimi. Nell’impegno profuso, nei risultati portati a casa, per il contributo concreto che daremo allo sviluppo del Friuli Venezia Giulia e il superamento delle grandi difficoltà che vive il modo del lavoro e dell’impresa in questo momento.
In quel forfait ci dovremo far stare tutto. Tutto. Esemplificando: spese per l’utilizzo dell’auto, per gli spostamenti, benzina, parcheggio, telepass, formazione personale, viaggi utili alla formazione politica e istituzionale, assicurazioni e previdenza (privata) visto che il vitalizio è abolito, ovviamente le spese di rappresentanza. Tutte attività indispensabili per fare bene il consigliere regionale, per frequentare il territorio e avere un rapporto stretto con i cittadini e gli elettori. Per esercitare bene il proprio mandato di rappresentanza. Solo l’onestà e il lavoro serio possono far recuperare prestigio alla politica.
Abbiamo cercato così di trovare un punto di equilibrio tra riconoscimento del valore del lavoro dei consiglieri e congruità del costo per i nostri cittadini. Ora tocca a noi.

LA RIFORMA FVG AI COSTI DELLA POLITICA

CONSIGLIO
Paga di un consigliere “semplice”: 6.300 euro lordi al mese 4.160 netti
Presidente del Consiglio: 10.080 euro lordi al mese 6.314 netti
Vice presidenti del Consiglio, Capigruppo, Presidenti di Commissione 7.812 lordi, 5.022 netti
Componenti dell’Ufficio di presidenza del Consiglio: 7.434 euro lordi al mese 4.806 netti

GIUNTA
Presidente: 10.080 euro lordi al mese 6.314 netti
Vicepresidente: 9.513 euro lordi al mese 5.991 netti
Assessori: 8.946 euro lordi al mese 5.668 netti
Agli stipendi vanno aggiunti i rimborsi onnicomprensivi, mensili, forfettari, esentasse, che saranno stabiliti dall’Ufficio di presidenza del Consiglio. Saranno assegnati sia ai consiglieri sia agli esponenti della giunta. L’ipotesi è dare ai consiglieri di Udine, Pordenone e Tolmezzo 3.500 euro e ai consiglieri di Trieste e Gorizia 2.500 ai componenti della giunta circa 3.000

A partire da questa consiliatura sono aboliti i vitalizi

Assegno di fine mandato: 6.300 euro per ogni anno da consigliere e per un massimo di 10 anni

Fondi complessivi per gli 8 gruppi: 300 mila euro l’anno, ridotti del 90%

I manager delle società partecipate dalla Regione avranno un stipendio massimo di 160 mila euro lordi l’anno
7.812 lordi al mese

I dialoghi con lo Stato sul patto di stabilità

Se c’è una cosa sulla quale la presidente Serracchiani è partita alla grande (come aveva promesso in campagna elettorale) è il dialogo con il governo nazionale. Terza corsia su tutto, ma non solo e non è finita. Un approccio che fa bene al prestigio del FVG e alla sua credibilità in quanto regione speciale.
La sentenza della Corte Costituzionale che è intervenuta sul nodo “sanzioni” ai comuni che sforano le regole, piomba sul tavolo della trattativa che già la governatrice sta svolgendo sul tema “patto di stabilità”. Serracchiani è sul quel tavolo a chiedere più spazi finanziari a favore degli EELL, contemporaneamente, però si apre uno spiraglio molto importante sui contenuti politici del rapporto che deve esserci tra le regioni e lo Stato.
Non è che ognuno può fare quello che vuole, ma le regole secondo le quali si puniscono i comuni o le province che sforano il patto di stabilità vanno discusse tra Stato e regione, questo dice la sentenza. Ogni regione a statuto speciale deve trattare le sanzioni attive sul proprio territorio. Sembra banale ma non lo è. C’è una conseguenza tutta di politica territoriale. Se il FVG definisce singolarmente quelle regole, allora vuol dire che forse c’è anche spazio per trattare al tavolo regione-stato, qualche regola agevolativa in quanto regione speciale. È chiaro che non si può uscire dal quadro delle richieste delle leggi nazionali, ma, senza venir meno a quegli impegni, forse (son sicuro di sì fino a prova contraria) alcuni aspetti legati alle regole nell’applicazione dei rigidi contenuti del patto, potrebbero essere riconsiderati, se non altro quella gradualità di applicazione del patto che qui da noi è stata fortemente richiesta negli anni precedenti.
Per chiarezza di esposizione è altrettanto evidente che se si potessero allentare alcuni aspetti del patto, la differenza la dovrebbe mettere la regione. E questo non è così semplice mi rendo conto, ma valutabile sì.
Non mi convincono gli uffici quando dicono che siccome le regole contestate dalla Corte sono in Finanziaria, cioè sono legge regionale, sono immutabili. Eh no. Questo discorso tecnicamente ineccepibile e politicamente sbagliato.
Qual è la filosofia della nostra maggioranza, della giunta? Quella del governo precedente era chiara. Niente allineamento alle altre regioni a statuto speciale, se non con un drammatico ritardo politico. E poi la scelta di accettare, a prescindere, quello che sosteneva lo Stato, salvo raschiare il barile per cercare di trovare qualche spicciolo da elargire alle autonomie locali. Nessun tavolo con le parti, anzi le AALL erano viste come un manipolo di rompiscatole che sbagliavano anche i conti.
Credo che la filosofia ora debba essere un’altra. Son sicuro sarà così. Se la Corte apre un varco nella trattativa con lo Stato, val la pena di infilarcisi. Non solo per farsi dar soldi, ma per alleggerire il cappio del patto. Questo impone ovviamente una trattativa su un’ipotesi di rinnovato patto interno al FVG, ragionato tra parti. La domanda è: cosa possiamo chiedere allo Stato, in termini di alleggerimento del patto in FVG, senza mettere in crisi la finanza regionali che dovrebbe certo prendersi in carico la parte possibile di impegno con lo Stato?
Visto che si dovranno ridiscutere a livello statale le sanzioni per chi il patto non lo rispetta, il FVG dovrebbe stabilire proprie regole sanzionatorie di un patto “interno” diversificato da quello nazionale. Sempre mantenendo gli impegni di legge. Difficile? Certo, ma non impossibile, purché guidati dall’idea di salvaguardare il fronte delle regioni speciali che possono continuare a portare innovazione nei rapporti politico istituzionali con lo stato centrale.

Tutto finto

È tutto finto. Da quel giorno, da quando Marini non è stato eletto presidente, da quando han fatto fuori Prodi, da quando si è fatto finta di non avere una maggioranza a favore di Rodotà. Tutto finto. Finto l’accordo con Berlusconi, finta l’idea che si potessero mettere in cantiere le grandi riforme, finta la speranza di vedere a breve una vera ripresa economica.
Finti i richiami alla responsabilità. Per senso di responsabilità, una volta, tanto tempo fa, un ministro dell’Interno incappato nel disastro cui abbiamo assistito con il caso Kazako, si sarebbe dimesso, dimesso punto e basta. Ora invece il PD giustifica l’ingiustificabile.
Si fa finta che non ci siano alternative, si fa finta di non aver scadenze. La destra addirittura ora chiede un governo di legislatura e non si sa per far che.
Di fronte alle vere dimissioni di Bersani, di fronte alla vera emergenza economica e di rappresentanza politica, di fronte quindi, per quel che riguarda il mio partito, alla vera esigenza di un congresso, si discute vagamente di regole e di date da destinarsi. Perfino i provvedimenti urgenti del governo, sono affrontati per finta e rinviati veramente.
Siamo nell’alea della finzione, una delle meraviglie della contemporaneità. Ma la politica è concretezza, cruda realtà, oggi più che mai è prassi, oggi, senza teoria. Per questo se la politica finge, si auto distrugge.
C’è da rispondere, non da rinviare. C’è da far partecipare, non da prender tempo. Finta l’indignazione di Zanda alla Camera contro Alfano, finta la richiesta di rimpasto. Tutto finto. Anche il PD rischia di apparire finto, che vuol dire non rappresentativo. Finto perché a metà tra chi vuole rischiare tutto, il tutto per tutto, come Sansone però, che se muore si tira dietro i Filistei, trascinando l’intero partito a servizio della vittoria finale (battere Berlusconi alle urne) costi quel che costi, anche la deflagrazione del partito e quelli che fan finta di niente come se nulla fosse accaduto, come se non avessimo, in definitiva, perso le elezioni.
Il centrodestra presenta il suo percorso al proprio elettorato in modo molto chiaro. Berlusconi in sella anche se “perseguitato”, nonostante tutto lì a fare del bene al Paese. E poi niente IMU, giù le tasse ecc.
Ai nostri che diciamo? Chissà che non abbia ragione Letta? nel suo disegno attendista? Chissà che in autunno, come ripetono i nostri ministri, tutto cambi? Domande piene di incertezze, domande che irritano la base, domande che svelano tutta la precarietà di una politica retta dalla finzione. Tutto finto e sempre più irrisolto.