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	<title>VINCENZO MARTINES</title>
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		<title>C’era una volta la Diplomazia italiana.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 12:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro Paese, che sorge nel bel  mezzo del Mediterraneo, ha sempre dovuto dimostrare più di altri la propria capacità di sapersi relazionare con il mondo. Una specie di condanna quella di essere un paese vocato alla diplomazia. A ripensare così alla nostra storia dai tempi antichi, al rinascimento, quando nasce e si sviluppa l’arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro Paese, che sorge nel bel  mezzo del Mediterraneo, ha sempre dovuto dimostrare più di altri la propria capacità di sapersi relazionare con il mondo. Una specie di condanna quella di essere un paese vocato alla diplomazia. A ripensare così alla nostra storia dai tempi antichi, al rinascimento, quando nasce e si sviluppa l’arte della diplomazia italiana, un po’ ci si avvilisce.</p>
<p>Ora è francamente un po’ imbarazzante che dalla nobile politica estera dei tempi che furono, si sia passati alla politica delle pacche sulle spalle e delle relazioni interpersonali. Tra premier e premier, come ci ha insegnato, in questi ultimi lustri, Berlusconi, le cose si risolvono meglio. La Lega ha il problema di evitare gli sbarchi in Sicilia? Manda il nostro premier a fare amicizia con Gheddy che così ferma le barche direttamente in Libia.</p>
<p>Poi tutto sfugge di mano, e allora è necessario chiedere all’Europa di aiutarci con i profughi magrebini della rivoluzione africana, nonostante la Lega Nord sia uno dei partiti meno europeisti in circolazione (cito Borghezio come esempio di sintesi).</p>
<p>E ci si stupisce che ci sia un po’ di freddezza?</p>
<p>Credo che per occuparsi di politica estera, per costruire le strategie continentali del futuro, ci voglia tempo, dedizione, studio e relazioni. Ci sarebbe voluto tempo e dedizione per spiegare ai paesi europei che ci vogliono finanziamenti, idee per definire una politica dell’accoglienza comune, posto che l’Italia là in mezzo, gioco forza, si troverà sempre coinvolta in questa vicenda.</p>
<p>Potremmo essere, dovremmo essere, il riferimento del Mediterraneo nelle nuove relazioni tra due mondi in avvicinamento. Ma il premier si limita a baciare l’anello al Rais e la Lega non è in grado di guardare oltre al proprio federalismo. Il nostro ministro degli esteri si capisce che legge, si informa, sa bene cosa deve dire, ma non ha nessuna capacità  strategica da dimostrare al mondo, nessuna elaborazione all’altezza di un paese di rango diplomatico.</p>
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		<title>Scegliere i propri rappresentanti. Il caso Barbareschi.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 22:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi hanno detto che in Europa, per l’elezione dei parlamentari, si utilizzano spesso le liste bloccate. Come dire che il nostro dibattito su preferenze o reintroduzione dei collegi elettorali, dove i candidati dei partiti si confrontano, davanti ai cittadini, è un falso problema. In Europa, mi hanno detto, sono i partiti a scegliere le liste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno detto che in Europa, per l’elezione dei parlamentari, si utilizzano spesso le liste bloccate. Come dire che il nostro dibattito su preferenze o reintroduzione dei collegi elettorali, dove i candidati dei partiti si confrontano, davanti ai cittadini, è un falso problema. In Europa, mi hanno detto, sono i partiti a scegliere le liste bloccate e non c’è bisogno di accapigliarsi come facciamo in Italia sull’argomento. Un falso problema, insomma.</p>
<p>Posto che a volte mi chiedo se anche gli Italiani siano europei, ma mi rispondo che molti sono più europei di quel che si creda, la lista bloccata qui non funziona. La legge elettorale va cambiata.</p>
<p>Se non avessi avuto già questa ferma convinzione, le ultimissime vicende del neo partito di Fini, mi avrebbero rafforzato ancor di più in questo intendimento.</p>
<p>A capo del nostro Paese c’è un Paperon de’ Paperoni dalla dubbia moralità, uomo delle istituzioni la mattina e libertino la notte (come dice il mordace sindaco Renzi). Col dubbio che compri giovani ragazze, addirittura minorenni, che possa essere per questo ricattabile; col dubbio che non voglia affrontare i suoi processi per liberarsene impunemente. Con la fama all’estero di essere un buontempone, magari un po’ smargiasso e non molto altro, allora, come si spiega che abbia un seguito ancora così forte soprattutto in parlamento?</p>
<p>Non mi avventurerò sullo sguardo etico e morale degli italiani che lo sostengono, ma alcune piccole considerazioni sui parlamentari mi piace farle.</p>
<p>Ma tutti quei “peones” (ce ne sono tanti nelle file berlusconiane) che non hanno affrontato mai gli elettori, tutte quelle “veline” che sono state messe lì per altre qualità e non hanno mai discusso con i cittadini le questioni dell’amministrazione pubblica, come volete che vivano il loro mandato parlamentare, con quale contenuto etico?</p>
<p>Se le seconde sono assolutamente scollate dai minimi contenuti politici dello stare lì come rappresentanti dei cittadini, i primi non fanno altro mestiere che tutelare se stessi. Quando si dice che sono “comprati” (o venduti) non significa solo che qualcuno li paga per cambiare casacca, ma vuole anche dire che siccome non rappresentano direttamente i cittadini, non hanno nemmeno lo scrupolo di venire a spiegare le loro scorribande da una fazione all’altra. Qualcuno li può comprare perché tanto rispondono solo a chi li ha messi lì, il partito, che in questo caso diventa un’entità astratta che non riesce a tutelare il principio fondamentale della Rappresentanza, oppure il singolo capo che ragiona in modo molto concreto, ma sostanzialmente a proprio piacimento. E così l’etica della politica e della rappresentanza vanno a farsi benedire. Comincia a dirlo (timidamente) anche la Chiesa, ma siamo lontani dai solidi principi di Pio La Torre o don Giuseppe Dossetti.</p>
<p>In questo quadro a tinte fosche, spiccano alcuni esempi fulgidi. Barbareschi è il numero uno. Prima si avvicina a Fini. Partecipa alla rivolta moralista della destra etica, bastona con forza l’on. Scilipoti che fino all’epoca era il campione dei “venduti”. Fa il portavoce commosso alla fondazione finiana, ci spiega le cattive sorti di Berlusconi. Sembra lui l’avanguardia del movimento. Recita, evidentemente. È il suo mestiere del resto. Infine, esce dal gruppo FLI e non è il solo. Esce perché ha colloquiato con Berlusconi. Che lo ha capito, dice. Quasi quasi tornerebbe nel PDL, ma il roccioso La Russa (giustamente) non lo vuole. E nemmeno Scilipoti lo vuole nel Gruppo dei Responsabili. Quindi che fa? Sta nel Gruppo misto e appoggia il governo. Accetta l’umiliazione come acqua fresca. Intanto rilascia interviste a destra e a manca, nella consapevolezza che tanto è la regola mediatica che vince, non certo il rapporto diretto con i cittadini elettori.</p>
<p>Nemmeno il più ingenuo degli elettori, posto che lui non ne ha, appunto, dubiterebbe che in qualche modo il Barbareschi si sia “venduto”. Lasciamo perdere quello che si racconta, riferendosi a trasmissioni RAI, cui Barbareschi potrebbe intervenire o esserne comunque parte ,se sta con il Presidente del Consiglio. Ma che razza di roba è questa? Nemmeno il pluri attrezzato Fini, se lo poteva immaginare …..</p>
<p>Nemmeno un po’ di vergogna? Scilipoti, Barbareschi, ma chi rappresentano? Rappresentano un modo contemporaneo di vivere il Parlamento: un tipo di Parlamento che non rappresenta i cittadini. Sono adepti di una classe dirigente che si fa guidare pedissequamente da una fortissima oligarchia, potente e capace di portare a sé gente senza molti scrupoli. Mi illudo, forse, che se avessero corso in una campagna elettorale a tu per tu con i cittadini elettori, un minimo di riguardo nel fare scelte così sbracate, lo avrebbero usato, magari interrogandosi di più sul senso (etico) delle loro scelte.</p>
<p>In questo momento storico l’Italia non può permettersi le liste bloccate. Chi le blocca, non ha alcun senso del valore della partecipazione democratica, quindi della Costituzione e pensa che i propri slogan, le proprie proposte mediatiche, siano sufficienti a guidare il nostro Paese e a rappresentare le istanze civili dei cittadini.</p>
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		<title>Il mondo cambia. La Regione è ferma.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 14:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 19 febbraio alle ore 9.30
a Udine presso Palazzo Kechler,
piazza XX settembre
si terrà la conferenza dal titolo:
Il mondo cambia. La Regione è ferma.
Costruiamo il nostro futuro
Infrastrutture e trasporti: linee strategiche per migliorare la vita dei cittadini e rendere competitiva l’economia del Friuli Venezia Giulia.
Introduce: Vincenzo Martines &#8211; coordinatore conferenze di programma del PD
Relazione di: Giorgio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 19 febbraio alle ore 9.30<br />
a Udine presso Palazzo Kechler,<br />
piazza XX settembre<br />
si terrà la conferenza dal titolo:</p>
<p>Il mondo cambia. La Regione è ferma.<br />
Costruiamo il nostro futuro<br />
Infrastrutture e trasporti: linee strategiche per migliorare la vita dei cittadini e rendere competitiva l’economia del Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>Introduce: Vincenzo Martines &#8211; coordinatore conferenze di programma del PD</p>
<p>Relazione di: Giorgio Brandolin &#8211; consigliere regionale membro della Commissione Trasporti in Consiglio Regionale</p>
<p>Conclusioni: on. Debora Serracchiani &#8211; segretario regionale PD</p>
<p>Sono previsti interventi di amministratori locali e rappresentanti dell&#8217;economia regionale.</p>
<p>Partito Democratico Gruppo consiliare regionale</p>
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		<title>È arrivata l’artiglieria pesante. Ferrara in campo.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 21:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Berlusconi schiera l’artiglieria pesante. All’inizio della fine decadente del suo quindicennio di potere, si moltiplica la schiera dei suoi consiglieri. Fanno a gara per accaparrarsi il ruolo di chef delle buone ricette per l’ultimo salvataggio. Ferrara è un uomo di fine intelligenza, si può permettere da anni di gestire la propria indiscutibile capacità di analisi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi schiera l’artiglieria pesante. All’inizio della fine decadente del suo quindicennio di potere, si moltiplica la schiera dei suoi consiglieri. Fanno a gara per accaparrarsi il ruolo di chef delle buone ricette per l’ultimo salvataggio. Ferrara è un uomo di fine intelligenza, si può permettere da anni di gestire la propria indiscutibile capacità di analisi, in modo molto comodo.  Invidioso si dirà. Bé, un po’ di invidia la fa, chi svolge  il lavoro di intellettuale perfettamente coperto dai propri robusti committenti. Ma è successo così da sempre. Abbiamo esempi nobilissimi e famosissimi di uomini di cultura che hanno cantato le lodi e le gesta dei loro capi. Hanno inventato opere eterne su commissione dei propri leader. Ferrara la critica al capo l’ha fatta, in più occasioni, anche in modo esplicito e incontrovertibile. Ma ora la cosa è diversa, il capo rischia le mutande e la sua fine non è concepibile nemmeno per Ferrara. Del resto in questo momento le truppe sono chiamate a reagire. Ognuno con i suoi strumenti e quelli di Ferrara, sono di certo tra i più raffinati di tutta la corte del capo. </p>
<p>In questa dinamica succede, è già successo, che tutta l’equipe, si dia vorticosamente da fare, ma rimane nel contempo invischiata nella pastoia della fine dell’impero.</p>
<p>Giuliano prende il coraggio a quattro mani va dal capo, riunito con i suoi colonnelli e propone la sua ricetta. Ammettere parte delle colpe, parlare delle cose concrete, mobilitare le piazze, attaccare chi ti attacca. Ecco il frullato da far bere all’opinione pubblica. Poi tradisce però un po’ di ingenuità e richiama tutti al Berlusconi del 1994. Uno scivolone che palesa il fatto che anche lui rischia di scivolare nella retorica della Decadenza. Nonostante le tirate di orecchie della Curia, Berlusconi segue le indicazioni del <em>miglior fabbro </em>e dice: che sì qualche errore lo ha fatto; tenta di portare la discussione sull’azione a favore della ripresa economica, ma il super ministro delle finanze gli fa capire che non ci può essere copertura. Allora quindi all’attacco dei magistrati, ma questo costringe il Capo dello stato (nientemeno) a chiarirgli che così si rischia lo scioglimento delle Camere. Opportunità costituzionale nelle mani del Presidente Napolitano.</p>
<p>Oh, allora che si fa? Giuliano parte per le crociate. Primo, si fa aprire uno spazio sul tg1, che non vedeva l’ora di farlo, e formalizza la difesa.  Non si è mai visto in una Repubblica democratica che la magistratura faccia la spia al Capo del governo mettendo in difficoltà la prima figura istituzionale del Paese.</p>
<p>Lo va a dire anche in pubblico mettendosi metaforicamente in mutande. In spolvero da tribuno,  sfida Umberto Eco a una singolare tenzone filosofica intellettuale.  </p>
<p>Questo iperattivismo di Ferrara comincia a fare un po’ di tenerezza. Immagino che il capo osservi un po’ scettico questo impegno straordinario del Giuliano, attendendo se dà qualche risultato. Poi si vedrà.</p>
<p>Ferrara certo non si scomporrà, comunque vada, se andrà bene, cioè se la sua ricetta farà migliorare la lettura che l’opinione pubblica ha del suo capo,  gli sarà riconosciuto il ruolo ispiratore della riscossa, o, se andrà male, rimarrà la voce critica dell’area della destra illuminata del nostro Paese. Io non credo che ce la farà. Perché, come dicevo all’inizio anche lui si è lanciato nel ruolo del “salvatore della patria” quando è chiaro che la situazione comincia a essere disperata. Mi aspetterei inoltre che in questi frangenti, non ci si affidasse ai tentativi dei singoli, anche se questo singolo ha il peso di Giuliano Ferrara. Intellettuale che in questi ultimi quindici anni è stato sempre la fianco di Berlusconi. Mi sarei aspettato che Giuliano avesse messo in piedi una task force per trovare quella ricetta.</p>
<p>Ha voluto fare da solo e questa è la migliore rappresentazione di un potere che perde colpi, si affida ai migliori cervelli che si offrono a peso morto. Magari convinti di essere l’ultima risorsa vera in campo. Sono sicuro che Giuliano Ferrara si stia divertendo un sacco a tenere questo ruolo, ma stavolta lo trovo molto molto stonato. E solo. L’artiglieria pesante schierata a difendere l’ultima cerchia di mura.</p>
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		<title>Le puttane di oggi. I puttanieri di sempre.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 14:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa bella società edulcorata dalle calze sulle telecamere, per dare mistero all’inquadratura, guidata dalla potenza dall’immagine che maltratta i fondamentali dell’etica sociale, anche la lingua si adatta e trova scappatoie conformi allo stile imperante.
Non si dice più puttana, mignotta, troia, eh! Che volgarità, che linguaggio maschilista, si dice, piuttosto, escort. Sì, è più esotico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa bella società edulcorata dalle calze sulle telecamere, per dare mistero all’inquadratura, guidata dalla potenza dall’immagine che maltratta i fondamentali dell’etica sociale, anche la lingua si adatta e trova scappatoie conformi allo stile imperante.</p>
<p>Non si dice più puttana, mignotta, troia, eh! Che volgarità, che linguaggio maschilista, si dice, piuttosto, escort. Sì, è più esotico, più esterofilo, meno “borgataro”. Il frutto di una società sofisticata fino alla noia, ma anche fasulla e ipocrita.</p>
<p>Alla puttana, a seguito della prestazione, i soldi del patto meretricio, glieli si porge sul palmo della mano oppure, con maggiore spregio, glieli si butta sul comodino o sul letto della stanza a ore.</p>
<p>Alle escort no. Tutte ragazze bellissime, profumatissime, alla moda, consapevolissime di come ci si deve comportare. Sanno molto bene cosa si aspettano gli uomini, che però rimangono i puttanieri di sempre. Nemmeno la nuova civiltà mediatica riesce a cambiare i connotati di coloro che pagano le ragazze. L’uomo rimane il puttaniere di sempre. Sì perché il suo “istinto” di base è talmente elementare (basico appunto) che non ci si sbaglia, non si deve adeguare alle nuove esigenze ipocrite della vita degli anni 2000. E poi è sempre lui che paga.</p>
<p>Oggi il dibattito ha due aspetti distinti quando si commentano le vicende delle escort. Primo assunto: quello che loro ricevono sono regali, non soldi! Secondo: c’è di mezzo qualche minorenne.</p>
<p>La nuova domanda è: accettare migliaia di euro, anche solo per farsi guardare o toccare “simpaticamente” è un comportamento da puttana? Pare di no, per qualcuno si tratta di un rapporto tra il sentimentale e il caritatevole. Un uomo ricco e potente, per sentimento o per carità si circonda di giovani bellezze e regala gioia a sé e ai suoi sodali. Ora, posto che ognuno fa ciò che vuole, mi rivolgo alle ragazze: non sono per nulla convinto che accettare soldi, farsi ospitare in confortevoli appartamenti, aspettare il turno per far parte (a pagamento) del cast di un’operetta vagamente decadente, sia un comportamento da escort e non da puttana. Il dibattito è aperto. So che usare argomenti “old fashioned” suona male, ma vedrete che tra gli assi portanti del dibattito processuale sul Rubygate, un argomento principe sarà proprio questo. Il premier pagava le donne? Lui dice di no. Quello che ricevevano le ragazze, denaro e benefits, come si connotano? Regalìe, elargizioni filantropiche oppure come sostiene l’accusa, controvalore a una prestazione? Questa prestazione, dunque, è meretricio o privato sentimento? Comunque vada sull’istinto del puttaniere, non credo di sbagliarmi.</p>
<p>L’altro argomento rilevante e serio, da far presente, è che, addirittura, qualcuna delle ragazze citate da tutti i media nazionali e mondiali, era minorenne. Lo si sapeva, lo dissimulavano? Ho l’impressione che a nessuno importava tanto. E questa è la cosa peggiore di tutte. Se a nessuno interessava questo dettaglio, vuol dire per costoro non era rilevante. A occhio non sembravano minorenni, evidentemente, meglio non farsi troppe domande (altro tratto tipico del puttaniere).</p>
<p>In questo quadretto, dipinto sulla tela della nostra società contemporanea, dire che siamo di fronte a uno scandalo, fa sorridere qualcuno. Dirà che siamo ingenui, che ci rifacciamo a categorie sociali che non esistono più. Dirà che dare delle puttane a quelle ragazze è volgare e offensivo per loro. Sì perché ci hanno fatto credere da troppo tempo che la cultura dell’erotismo a basso prezzo, che abbiamo imparato a frequentare da molti anni in TV, ormai fa parte del nostro modo di pensare. Così ho capito dalla parole del ministro Rotondi.</p>
<p>Si è aperto un dibattito, in questi giorni, legato al ruolo della donna all’interno di quello stile di vita.</p>
<p>Tra nuove puttane e puttanieri irriducibili, siamo finalmente a una svolta. Io credo che ognuno deve poter fare quello che vuole. A meno che non leda la libertà degli altri. A meno che non violi le leggi che faticosamente le democrazie si danno. A meno che non offenda l’etica di una società civile. Fatta di donne e di uomini che si devono sentire rappresentati senza equivoci.</p>
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		<title>Auguri per il 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 20:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti voi starete facendo i conti con l’anno passato, tutti starete facendone il bilancio e tracciando le prospettive per l’anno nuovo. Ognuno di noi si sta preparando meglio che può e guarda con fiducia, realismo e spero con il minor cinismo possibile, con  il minor disincanto possibile, a ciò che verrà. Questo è bello perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti voi starete facendo i conti con l’anno passato, tutti starete facendone il bilancio e tracciando le prospettive per l’anno nuovo. Ognuno di noi si sta preparando meglio che può e guarda con fiducia, realismo e spero con il minor cinismo possibile, con  il minor disincanto possibile, a ciò che verrà. Questo è bello perché tutti ci accomuna e rende importanti le feste della fine e dell’inizio d’anno.</p>
<p>Qui voglio augurare a tutti di poter vivere intensamente ciò che farete, per non avere rimpianti e per dimostrare che avrete fatto di tutto, per il bene vostro e di chi vi sta vicino.</p>
<p>Rivolgendo poi il pensiero alle cose pubbliche e politiche, che tanto appassionano me e molti di voi, credo che il 2011 non sarà un anno banale, né scontato. Questi sono i giorni degli oroscopi e dei veggenti, che invidio molto perché possono spararla grossa, tanto in molti siamo comunque disposti a crederci.</p>
<p>Mi auguro che la politica nel prossimo anno, non sia più quella del 2010, mi sento di immaginare (e un po’ di sperare) che sin dall’inizio dell’anno, ci saranno novità annunciate e rilevanti. Per questo il 2011 politico sarà un anno molto impegnativo, butteremo le cose vecchie, ma senza conoscere ancora la sostanza delle nuove, forse metteremo in soffitta un’epoca, ma tumefatti da anni di sogni irrisolti, avremo ancora a che fare con le difficoltà di una crisi economica che chi ci ha governato fino ad ora non ha mai riconosciuto del tutto.</p>
<p>Insomma ci aspetta un anno faticoso, ma quando c’è lavoro, chi ha energie e voglia di spenderle trova pane per i suoi denti. Buon lavoro e buon 2011 a tutti!</p>
<p>Enzo Martines</p>
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		<title>Le pratiche del ribellismo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 18:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
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		<category><![CDATA[anna finocchiaro]]></category>
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		<category><![CDATA[scontro politico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sindaco PD Renzi chiama l’adunata dei ribelli a Firenze. Suona le trombe mediatiche della rivolta. Usa slogan accattivanti e inequivocabili: “Rottamiamoli! Tutti a casa i parlamentari. Se Berlusca è quindici anni che sbaglia, anche i nostri hanno fallito: a casa!” dice il sindaco. Poi, non pago, se la prende con la capogruppo al senato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sindaco <a href="http://www.partitodemocratico.it/" target="_blank">PD</a> <a href="http://www.avisoaperto.it/" target="_blank">Renzi</a> chiama l’adunata dei ribelli a Firenze. <a href="http://www.avisoaperto.it/?p=7517" target="_blank">Suona le trombe mediatiche della rivolta</a>. Usa slogan accattivanti e inequivocabili: “Rottamiamoli! Tutti a casa i parlamentari. Se Berlusca è quindici anni che sbaglia, anche i nostri hanno fallito: a casa!” dice il sindaco. Poi, non pago, se la prende con la capogruppo al senato (niente meno) dicendole: “lascia il posto a un precario!” Ma la Finocchiaro lo stritola con un secco: “maleducato!”</p>
<p>Ho sempre avuto la sensazione che il sacrosanto richiamo al rinnovamento fosse tema serio e anche difficile. Vedo che lo stesso Renzi nelle ultimissime interviste -ma c’è tempo per rivedere il tutto- ritratta parte dei toni usati e la mette sulla dialettica. Io, come detto in altra occasione, sono tra quelli che son troppo giovani per i “senatori” del PD e troppo vecchi per i giovani ribelli del PD.</p>
<p>Non importa però, conta di più ciò che si riesce a fare in coerenza con le proprie idee e le proprie responsabilità. Sono per l’Etica in politica. Forse questa viene un po’ a mancare a tipi come Renzi. Democratici dei quali abbiamo sicuramente bisogno, ma operatori pericolosi delle vie brevi e delle scorciatoie. Diciamo che vorrei essere smentito! Anzi credo che l’<a href="http://www.avisoaperto.it/?p=7517" target="_blank">incontro di Firenze</a> non sarà solo proclami. Io, potendo, sarei andato al contemporaneo incontro con <a href="http://www.bersanisegretario.it/" target="_blank">Bersani</a>, lo dico chiaramente, ma si era capito; comunque sia, come sottintende Renzi, ogni occasione può essere buona per iniettare idee e azioni efficaci nel nostro partito.</p>
<p>Come diceva quello: abbiamo bisogno di rivoluzionari non di ribelli. Francamente mi appassionerei di più se tra noi ci fosse il\la rivoluzionario\a a prendere in mano il pensiero e l’azione del nostro tormentato <a href="http://www.partitodemocratico.it/" target="_blank">partito</a>.</p>
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		<title>Veltroni forever</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 07:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Io cerco sempre di essere critico con me stesso perché tutto è sempre estremamente difficile da affrontare. Difficile è comprendere, in particolare, alcuni aspetti della vita politica e sociale del nostro Paese. Bisogna mettersi lì ad approfondire, studiare, elaborare, che fatica. Esercizi, peraltro un po’ passati di moda in quanto 15 anni di egemonia culturale berlusconiana, ci ha lessi, anche noi, pensatori della sinistra o del centro sinistra che dir si voglia.</p>
<p>Allora facendo “autocritica” (che brutta espressone ipocrita) oggi mattina, assonnato e durante la toilette, ho pensato a quello che succede nel <a href="http://www.partitodemocratico.it/" target="_blank">PD</a> negli ultimi giorni e mi sono ulteriormente avvilito. Oh, ma non sono uno che molla e come me o più di me, tanti altri democratici.</p>
<p>Mentre Berlusca affonda, noi siamo lì a fare i tafazzi e martellarci allegramente i cosiddetti. Esercizio antico ed efficace per quel che ci riguarda, ma i paradossi che riusciamo a costruire a volte hanno del geniale.</p>
<p>Dicevo Berlusca è allo stallo, apprezziamo il coraggio di Fini, gli elettori sono, giustamente, in stato confusionale, se va bene, quando piuttosto convinti di non votare più. Si tratta di riorganizzare la politica attiva del PD, e cosa succede? il segretario nazionale viene criticato perché i sondaggi sono negativi. Ora io penso come molti giovani militanti che il tema del ricambio generazionale sia sacrosanto. Penso che introdurre elementi di critica approfondita a chi governa oggi il partito sia sacrosanto. Ma chi è che scrive il documento politico di critica a <a href="http://www.bersanisegretario.it/" target="_blank">Bersani</a>? Chi raccoglie le firme tra i nostri parlamentari, chi fa la conta? Walter Veltroni. Non <a href="http://www.civati.it/" target="_blank">Civati</a>, <a href="http://www.serracchiani.eu/" target="_blank">Serracchiani</a>, oppure nuove personalità del partito che a vario titolo potrebbero dare contributi interessanti e magari innovativi al dibattito. No, Veltroni. Che magari ogni tanto mi sembra colto da nevrosi, più che da afflato intellettuale. E chi gli risponde? <a href="http://www.massimodalema.it/" target="_blank">D’Alema</a>.</p>
<p>Lo stato quindi dell’elaborazione culturale nel PD è ai minimi storici, soprattutto se la critica interna è ridotta in questo stato.</p>
<p>Io sono convinto che il lavoro del “manovale” Bersani sia efficace e quanto mai prezioso. Abbiamo bisogno dello scalpello dell’artigiano, per tenere vicino un PD in queste condizioni e non si tratta oggi di discutere chi farà il leader contro Berlusconi, ma di renderci prima di tutto credibili.</p>
<p>Non sarà mica inviando lettere a Repubblica che facciamo fare al PD un salto di qualità.</p>
<p>Sì, il documento firmato dai tanti parlamentari è certo un contributo politico. Ma ha l’aria di esser stato preparato principalmente sui media e di essere figlio solo della preoccupazione da sondaggi negativi. Sembra essere figlio delle nevrosi di alcuni vecchi (di militanza) dirigenti e via di questo passo. Che fattore innovativo ha un’operazione così concepita?</p>
<p>Nessuna, se non di proporre ai cittadini la copia di ciò che ancora siamo e che non riusciamo ad abbandonare. Pasta cotta la mattina e riproposta a mo&#8217; di frittata la sera. Buona, ma un po’ troppo antica.</p>
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		<title>Bentornata politica</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 07:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A quelli della mia generazione è capitato più volte di trovarsi nella condizione di sentirsi sempre un po&#8217; sfasati rispetto agli eventi della storia italiana. Troppo giovani per aver fatto il &#8216;68, carichi comunque di quei riverberi, ma inzuppati come un savoiardo nel latte e miele degli anni ottanta: chi di noi li rifiutò, perché ci vedeva i prodromi di quello che oggi è il berlusconismo, chi ci si buttò a capofitto.<br />
Mentre io e altri amici aderivamo alla Sinistra che provava a ridefinirsi, dopo la caduta del muro di Berlino, Forza Italia dava il meglio di sé &#8220;strappando&#8221; con le regole del linguaggio (in effetti obsoleto) della politica della cosiddetta Prima repubblica. C&#8217;era una parte di noi che da un lato rifiutava le dinamiche della politica stile &#8220;prima repubblica&#8221;, appunto, ma contemporaneamente si preoccupava perché comprendeva che, nel ciclone degli anni novanta, veniva strapazzata anche la vena nobile della politica ante <a href="http://www.mediaset.it/" target="_blank">Mediaset</a>.<br />
Si capisce che quel che dico è autobiografico, ma son sicuro che qualcuno, insieme a me, si sentirà coinvolto in questo breve ragionamento. Anche in questo ci trovammo a malpartito. Guardavamo &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Drive_In_%28programma_televisivo%29" target="_blank">Drive In</a>&#8221; ma non lo dicevamo, sapevamo che preludeva al &#8220;genocidio culturale&#8221; della Destra, però ci divertivamo con il nuovo stile aggressivo della comicità televisiva. Assistevamo alle &#8220;nuove&#8221; baruffe televisive e non sapevamo come difenderci. Cominciavamo a maturare la nostalgia per la politica classica, dallo stile un po&#8217; retrò, ma ci vergognavamo a pensarlo. A parte le esagerazioni, un po&#8217; del modo di fare politica ante Berlusconi, secondo me, va recuperato.<br />
Quella sana pratica di cercare le mediazioni. Ascoltare l&#8217;avversario, di averne rispetto. Il sentirsi responsabilizzati una volta eletti rappresentanti del popolo. A tutti i livelli istituzionali. Quella di voglia di non sentirsi mai del tutto adeguati. Di sentire il bisogno di essere sufficientemente preparati. Il contrario del prendere le scorciatoie. Il contrario di sentirsi potenti perché sai e puoi creare i convitati, le cricche, le &#8220;squallide consorterie&#8221; come ha detto efficacemente Napolitano.<br />
Se dico queste cose, sono nostalgico? Non sono all&#8217;altezza dei tempi? Non credo, so di aver sofferto e vissuto l&#8217;imbarbarimento della vita politica italiana. Così, vedere all&#8217;opera Fini che dai tempi dell&#8217;uscita di Berlusconi al <a href="http://www.europarl.europa.eu/" target="_blank">Parlamento Europeo</a>, ricordate, non ne poteva più dell&#8217;onnipotenza politica del Berlusca, mi ha fatto bene. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RmTehvWDN1A" target="_blank">Quando Berlusconi dette del Capò</a> a un rappresentante della sinistra che lo aveva criticato, si capì il disagio di uno che la politica la concepiva in altro modo (credo che su internet si possa ancora notare l&#8217;espressione della faccia di Fini seduto accanto).<br />
Allora: la maggioranza è in crisi. E questo è un fatto politico. I finiani porranno le condizioni politiche per la tenuta della maggioranza, sui temi generali, non solo sulle questioni personali del Capo del governo. Io penso che non ce la faranno perché non Berlusconi, ma il berlusconismo non potrà accettare quello che la politica &#8220;normale&#8221; chiede. Poi il Presidente Napolitano a rigor di Costituzione verificherà se in Parlamento c&#8217;è una maggioranza. Inizieranno le trattative. Tutti saranno costretti e ragionare politicamente, senza scorciatoie. Ce la faranno? no? Staremo a vedere, ma dovranno provare a spiegare cos&#8217;è la politica: i perché di qualsiasi scelta. Non basterà la frusta del capo a dettare le vie brevi. Anche l&#8217;Umberto lo sa. Può darsi che si voti, anzi io ne sono convinto, ma mi auguro che la politica sia tornata. Si metta il cuore in pace anche Di Pietro. Spero si trovino a dover tornare ai tavoli a ragionare. Non basterà più soltanto sbraitare in tv. Ecco questo è quello che mi auguro a costo di sembrare un po&#8217; &#8220;sfasato&#8221; dalla realtà .</p>
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